Composition test – January 2007 – English 3



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Facoltà di Lingue e Letterature straniere - Corso di Laurea in Lingua e Cultura per l’Impresa

Composition test – January 2007 – English 3



Choose ONE of the following composition themes.

Time allowed: 4 hours Length: approximately 450-500 words



General Instructions:

  • Use the materials provided, along with your own personal experiences, opinions and observations, to formulate a manageable thesis statement and develop a composition.

  • Be careful to organize your composition in a clear and logical way: you may wish to prepare a detailed outline before you begin writing your essay.

  • Provide concrete examples in support of the arguments you use. Use the information or examples provided to support your ideas, along with your own thoughts and experience.

  • Remember to use the strategies discussed in your textbook, Independent Writing, to make your introduction and conclusions more interesting and to help the reader understand your purpose.

  • Cite your sources carefully and correctly. Discuss the ideas in each text, demonstrating that you have understood both the English and the Italian texts.


Choice 1. Examine the materials given and use them to develop a thesis statement and composition regarding how the general public could be helped to understand the vital importance of combatting global warming.

da: www.legambiente.org

Alcuni dei gas presenti nell'aria, detti "gas serra", hanno la capacità di assorbire il calore di quella quota di radiazioni solari che una volta "rimbalzate" sulla superficie terrestre sfuggirebbero poi verso lo spazio: più cresce la loro concentrazione, e più aumenta la quantità di calore intrappolata nell'atmosfera e dunque, tendenzialmente, la temperatura sul nostro pianeta. Sono "gas serra' l'anidride carbonica (CO2), i clorofluorocarburi (CFC), il metano (CH4), l'ossido di azoto (N20), l'ozono troposferico (03). La concentrazione dei 'gas serra" nell'atmosfera cresce sia per l'aumento delle emissioni sia, nel caso dell'anidride carbonica, per la sistematica distruzione di milioni di ettari di foresta: gli alberi, infatti, agiscono da veri e propri "accumulatori" di carbonio, e per ogni ettaro di foresta bruciato cresce quindi di un po' la quantità di anidride carbonica liberata nell'aria, e con essa l'effetto serra.

A partire dalla rivoluzione industriale, la concentrazione dei "gas serra" nell'atmosfera è progressivamente aumentata: era di 280 parti per milione alla metà dell'Ottocento, è oggi di 370 parti per milione. Parallelamente, si è verificato anche un graduale aumento della temperatura media, che negli ultimi anni ha subìto un'accelerazione: gli anni '90 sono stati il decennio più caldo a memoria d'uomo, e al '98 è toccato il record di anno più caldo mai registrato.
Le cause

A provocare l'effetto serra sono l'anidride carbonica, i clorofluorocarburi, il metano, l'ossido di azoto, l'ozono troposferico: gas la cui concentrazione aumenta sempre di più per una serie di cause tutte legate ad attività umane. Gran parte della responsabilità per il progressivo riscaldamento del nostro pianeta va addebitata al modello energetico dominante: l'80% delle emissioni di anidride carbonica, il principale "gas serra", proviene dalla combustione del carbone, del petrolio e del metano, dunque dall'attività delle centrali termoelettriche, dai fumi delle industrie, dagli scarichi delle automobili. Ma sotto accusa ci sono anche i fertilizzanti azotati usati in agricoltura, che oltre ad alimentare il fenomeno dell'eutrofizzazione che sta uccidendo decine di laghi e mari, tra cui l'Adriatico, sono anche responsabili di buona parte delle emissioni di ossido di azoto.

Infine altri due "imputati" di primo piano sono i clorofluorocarburi responsabili della distruzione della fascia di ozono, la cui produzione per fortuna è in rapida diminuzione, e la deforestazione, che nelle foreste tropicali procede al ritmo di un campo di calcio al secondo.

Quanto alla parte di "colpa" delle varie aree geo-politiche del mondo, il dato che salta subito agli occhi e che oltre la metà delle emissioni di anidride carbonica e degli altri "gas serra" viene dai Paesi industrializzati - Stati Uniti, Unione europea, Canada, Giappone, Australia - dove vive appena un quinto della popolazione mondiale.


Gli effetti

Se le emissioni dei "gas di serra" in atmosfera proseguiranno ai ritmi attuali, dovremo attenderci nei prossimi decenni un riscaldamento globale del pianeta compreso tra 1 e 3,5 gradi centigradi. Le conseguenze di questo aumento della temperatura sarebbero catastrofiche a vari livelli.



1. Innalzamento del livello dei mari Il riscaldamento provocherebbe il parziale scioglimento dei ghiacci e un'espansione termica degli oceani, con un innalzamento prevedibile del livello dei mari di 15-95 centimetri. Regioni come la Florida, la Louisiana, la zona costiera giapponese o il Delta del Po, Paesi come il Bangladesh o l'Egitto, arcipelaghi come le Isole Marshall, città come Atene, Boston, Tokyo, Nuova Delhi, Amsterdam, Londra, Leningrado, Venezia o Trieste potrebbero venire parzialmente sommerse.

2. Alterazioni climatiche I periodi di siccità, che già in questi anni si sono estesi dalle latitudini equatoriali a molte regioni temperate in Europa e negli Stati Uniti, si moltiplicherebbero, e vaste aree intensamente coltivate che oggi forniscono grano e cibo a tutto il mondo, come le grandi pianure nordamericane ma anche in parte la Pianura Padana, potrebbero diventare zone aride non adatte all'agricoltura. Al tempo stesso, l'aumento della temperatura produrrebbe un'intensificazione e una maggiore estensione di eventi meteorologici estremi come alluvioni, inondazioni, cicloni tropicali.

3. Effetti sanitari Quanto più crescerà la temperatura sulla Terra, tanto più aumenterà anche l'incidenza e la diffusione di malattie tropicali. Secondo alcune stime, per esempio, se non verrà fermato l'effetto serra la parte della superficie terrestre a rischio-malaria passerà dal 45% al 60%.

4. Distruzione delle specie animali La febbre del pianeta accelererebbe l'estinzione di migliaia di specie animali e vegetali, non più in grado di sopravvivere nelle mutate condizioni climatiche. Lo scioglimento dei ghiacci potrebbe compromettere irrimediabilmente interi ecosistemi. Tra le specie più a rischio orsi polari e pinguini, salmoni e trichechi, foche e tigri, e poi ambienti già oggi fortemente minacciati come le barriere coralline. Infine, si assisterebbe alla crescente tropicalizzazione di mari "temperati" come il Mediterraneo, dove la fauna e la flora autoctone verrebbero progressivamente soppiantate da specie provenienti dai mari del sud.
I rimedi

La minaccia dell'effetto serra è conosciuta da molti anni, ma i governi faticano maledettamente a compiere gli atti necessari per fermarla. Il petrolio e gli altri combustibili fossili, cui si deve gran parte delle emissioni, continuano a farla da padroni nei sistemi energetici dei Paesi più ricchi, mentre restano al palo le fonti "pulite" e si fa pochissimo per promuovere il risparmio energetico. In base al Protocollo di Kyoto firmato nel 1997, le nazioni industrializzate hanno preso l'impegno di ridurre le emissioni di anidride carbonica di almeno il 5% entro il 2008-2012 rispetto ai livelli del '90: un obiettivo troppo timido, visto che molte delle conseguenze previste in caso di riscaldamento del pianeta sono già in parte una realtà, e in ogni caso un obiettivo che rimane lontanissimo. In particolare l'Italia, che si è impegnata a ridurre del 6,5% entro il 2010 rispetto al '90 le emissioni di CO2, finora ha fatto assai poco per centrare l'obiettivo, tanto che oggi le nostre emissioni sono addirittura cresciute di oltre il 7%. Un ritardo, oltretutto, doppiamente autolesionista, perché quasi tutte le misure utili ad abbattere le emissioni di CO2 servirebbero anche a combattere l'inquinamento atmosferico e a ridurre la dipendenza energetica del nostro Paese dal petrolio.


Consigli pratici per tutti coloro che nella vita di ogni giorno vogliono dare una mano a fermare l'effetto serra:

1. Pianta e fai piantare nuovi alberi L'albero è una delle risposte della natura al riscaldamento del pianeta. Come la deforestazione fa crescere di continuo l'anidride carbonica presente nell'aria, così ogni nuovo albero "cattura" in media, quando è in fase di crescita, circa 6 chili di anidride carbonica all'anno.

2. Scegli ogni volta che puoi il mezzo pubblico Quando guidi un'automobile contribuisci alle emissioni dei gas serra, che nei paesi sviluppati sono causate per circa un terzo dal sistema dei trasporti. Meno automobili, più mezzi pubblici: è la ricetta per arrestare l'effetto serra e vivere in città meno inquinate.

3. Scegli elettrodomestici e lampade meno energivori Più è alta l'efficienza energetica del tuo frigorifero, della tua lavatrice o lavastoviglie, delle tue lampadine, e più risparmi denaro e contribuisci a diminuire il fabbisogno di centrali termoelettriche. Esistono in commercio elettrodomestici che consumano il 30-40% di energia in meno di quelli tradizionali, e lampade fluorescenti che costano un po' di più ma consumano un quarto dell'energia e durano molto più a lungo delle altre.
4. Marca stretto i politici Prima di dare il tuo voto, verifica quali impegni ha preso questo o quel candidato, questo o quel partito per combattere l'inquinamento. Dopo le elezioni controlla che chi ti rappresenta rispetti gli impegni assunti, e usa tutte le forme di pressione possibili per fare in modo che chi decide lo faccia nell'interesse dell'ambiente e della salute di tutti.


Choice 2. Examine the materials given and use them to develop a thesis statement and composition regarding current thinking about the effects of globalization on poverty.


Poverty & Globalisation (extracts from an interview with Vandana Shivapublished on www.bbc.co.uk )
Recently, I was visiting Bhatinda in Punjab because of an epidemic of farmer suicides. Punjab used to be the most prosperous agricultural region in India. Today every farmer is in debt and despair. Vast stretches of land have become desert. And as an old farmer pointed out, even the trees have stopped bearing fruit because heavy use of pesticides have killed the pollinators - the bees and butterflies. And Punjab is not alone in experiencing this ecological and social disaster. Last year I was in Warangal, Andhra Pradesh where farmers have also been committing suicide. Farmers who traditionally grew pulses and millets and paddy have been lured by seed companies to buy hybrid cotton seeds referred to by the seed merchants as "white gold", which were supposed to make them millionaires. Instead they became paupers.
Their native seeds have been displaced with new hybrids which cannot be saved and need to be purchased every year at high cost. Hybrids are also very vulnerable to pest attacks. Spending on pesticides in Warangal has shot up 2000 per cent from $2.5 million in the 1980s to $50 million in 1997. Now farmers are consuming the same pesticides as a way of killing themselves so that they can escape permanently from unpayable debt. (...) It is experiences such as these which tell me that we are so wrong to be smug about the new global economy. (...) it is time to stop and think about the impact of globalisation on the lives of ordinary people. (...)
Who feeds the world? My answer is very different to that given by most people. It is women and small farmers working with biodiversity who are the primary food providers in the Third World, and contrary to the dominant assumption, their biodiversity based small farms are more productive than industrial monocultures. The rich diversity and sustainable systems of food production are being destroyed in the name of increasing food production. However, with the destruction of diversity, rich sources of nutrition disappear. When measured in terms of nutrition per acre, and from the perspective biodiversity, the so called "high yields" of industrial agriculture or industrial fisheries do not imply more production of food and nutrition.
Yields usually refers to production per unit area of a single crop. Output refers to the total production of diverse crops and products. Planting only one crop in the entire field as a monoculture will of course increase its individual yield. Planting multiple crops in a mixture will have low yields of individual crops, but will have high total output of food. Yields have been defined in such a way as to make the food production on small farms by small farmers disappear. This hides the production by millions of women farmers in the Third World (...) The Mayan peasants in the Chiapas are characterised as unproductive because they produce only 2 tons of corn per acre. However, the overall food output is 20 tons per acre when the diversity of their beans and squashes, their vegetables their fruit trees are taken into account. In Java, small farmers cultivate 607 species in their home gardens. In sub-Saharan Africa, women cultivate 120 different plants. A single home garden in Thailand has 230 species (...) Rural families in the Congo eat leaves from more than 50 species of their farm trees. A study in eastern Nigeria found that home gardens occupying only 2 per cent of a household's farmland accounted for half of the farm's total output. (...) Research done by FAO has shown that small biodiverse farms can produce thousands of times more food than large, industrial monocultures.
And diversity in addition to giving more food is the best strategy for preventing drought and desertification. What the world needs to feed a growing population sustainably is biodiversity intensification, not the chemical intensification or the intensification of genetic engineering. While women and small peasants feed the world through biodiversity we are repeatedly told that without genetic engineering and globalisation of agriculture the world will starve. In spite of all empirical evidence showing that genetic engineering does not produce more food and in fact often leads to a yield decline, it is constantly promoted as the only alternative available for feeding the hungry. (...)
(...) industrialisation and genetic engineering of food and globalisation of trade in agriculture are recipes for creating hunger, not for feeding the poor. Everywhere, farmers are spending more to buy costly inputs for industrial production than the price they receive for their produce. The consequence is rising debts and epidemics of suicides in both poor and rich countries. Capital-intensive, corporate controlled agriculture is being spread into regions where peasants are poor but, until now, have been self-sufficient in food. In the regions where industrial agriculture has been introduced through globalisation, higher costs are making it virtually impossible for small farmers to survive.
Farmers everywhere are being paid a fraction of what they received for the same commodity a decade ago. The Canadian National Farmers Union put it like this in a report to the Senate this year: "While the farmers growing cereal grains - wheat, oats, corn - earn negative returns and are pushed close to bankruptcy, the companies that make breakfast cereals reap huge profits. In 1998, cereal companies Kellogg's, Quaker Oats, and General Mills enjoyed return on equity rates of 56%, 165% and 222% respectively. While a bushel of corn sold for less than $4, a bushel of corn flakes sold for $133 ... Maybe farmers are making too little because others are taking too much." While farmers earn less, consumers pay more. In India, food prices doubled between 1999 and 2000. The consumption of food grains in rural areas has dropped by 12%. More food is being traded while the poor are consuming less. (...)
In August 1998, small-scale local processing of edible oil was banned in India through a "packaging order" which made sale of open oil illegal and required all oil to be packaged in plastic or aluminium. This shut down tiny "ghanis" or cold-pressed mills. It destroyed the market for our diverse oilseeds - mustard, linseed, sesame, groundnut, coconut. And the take-over of the edible oil industry has affected 10 million livelihoods. (...) Likewise, the forced use of packaging will increase the environmental burden of millions of tonnes of waste. (...) A global monoculture is being forced on people by defining everything that is fresh, local and handmade as a health hazard. Human hands are being defined as the worst contaminants, and work for human hands is being outlawed, to be replaced by machines and chemicals bought from global corporations. These are not recipes for feeding the world, but stealing livelihoods from the poor to create markets for the powerful. (...)
(...) Patents and intellectual property rights are supposed to be granted for novel inventions. But patents are being claimed for rice varieties such as the basmati for which my Valley - where I was born - is famous, or pesticides derived from the Neem which our mothers and grandmothers have been using. Rice Tec, a U.S. based company has been granted Patent no. 5,663,484 for basmati rice lines and grains. (...) every aspect of the innovation embodied in our indigenous food and medicinal systems is now being pirated and patented. The knowledge of the poor is being converted into the property of global corporations, creating a situation where the poor will have to pay for the seeds and medicines they have evolved and have used to meet their own needs for nutrition and health care. Such false claims to creation are now the global norm, with the Trade Related Intellectual Property Rights Agreement of World Trade Organisation forcing countries to introduce regimes that allow patenting of life forms and indigenous knowledge.
(...) Patents and intellectual property rights are supposed to prevent piracy. Instead they are becoming the instruments of pirating the common traditional knowledge from the poor of the Third World and making it the exclusive "property" of western scientists and corporations. When patents are granted for seeds and plants, as in the case of basmati, theft is defined as creation, and saving and sharing seed is defined as theft of intellectual property. Corporations which have broad patents on crops such as cotton, soya bean, mustard are suing farmers for seed saving and hiring detective agencies to find out if farmers have saved seed or shared it with neighbours. (....) Sharing and exchange, the basis of our humanity and of our ecological survival has been redefined as a crime. This makes us all poor. (...) The poor are pushed into deeper poverty by making them pay for what was theirs.

(...) As humans travel further down the road to non-sustainability, they become intolerant of other species and blind to their vital role in our survival. In 1992, when Indian farmers destroyed Cargill's seed plant in Bellary, Karnataka, to protest against seed failure, the Cargill Chief Executive stated, "We bring Indian farmers smart technologies which prevent bees from stealing the pollen". When I was participating in the United Nations Biosafety Negotiations, Monsanto circulated literature to defend its herbicide-resistant Roundup crops on grounds that they prevent "weeds from stealing the sunshine". But what Monsanto calls weeds are the green fields that provide Vitamin A rice and prevent blindness in children and anaemia in women.


A worldview that defines pollination as "theft by bees" and claims biodiversity "steals" sunshine is a worldview which itself aims at stealing nature's harvest by replacing open, pollinated varieties with hybrids and sterile seeds, and destroying biodiverse flora with herbicide. (...) As butterflies and bees disappear, production is undermined. As biodiversity disappears, with it go sources of nutrition and food. When giant corporations view small peasants and bees as thieves, and through trade rules and new technologies seek the right to exterminate them, humanity has reached a dangerous threshold. (...)
Sustainability demands that we move out of the economic trap that is leaving no space for other species and other people. Economic Globalisation has become a war against nature and the poor. But the rules of globalisation are not God - given. They can be changed. They must be changed. We must bring this war to an end. Since Seattle, a frequently used phrase has been the need for a rule based system. Globalisation is the rule of commerce and it has elevated Wall Street to be the only source of value. As a result things that should have high worth - nature, culture, the future are being devalued and destroyed. The rules of globalisation are undermining the rules of justice and sustainability, of compassion and sharing. We have to move from market totalitarianism to an earth democracy.
(...) As Gandhi had reminded us: "The earth has enough for everyone's needs, but not for some people's greed".

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